Sito Ufficiale di Leonardo Manetti, poeta contemporaneo toscano.

   
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COSA SIGNIFICA FARE POESIA OGGI?

Anche se non mi sento un vero poeta mi piace scrivere piccoli pensieri dettati dal cuore, e per questo voglio approfondire, sperando di aprire una discussione aperta, cosa significa scrivere poesia oggi. Per comodità si dice Poeta ma a me piace di più definirmi una persona con una sensibilità speciale come dice una mia amica poetessa. Le mie riflessioni e considerazioni di seguito sulla poesia, non hanno la presunzione di essere una verità assoluta, ma ricercando come e perchè è nata, voglio cercare di capire come oggi potrebbe essere una poesia al passo con i tempi e descrivere com’è la poesia che io cerco e voglio fare.

Inizio con alcune domande che mi passano per la mente e alle quali cercherò di dare una risposta. Chi è un poeta? Vogliamo un approccio solo accademico e teorico sulla poesia, o una riflessione più vera? La poesia deve essere libera o soggetta a regole? Si devono ancora applicare la metrica, l’endecasillabo e i vari tipi di rima? Come si fa ad avvicinare la gente alla poesia? L’Arte e la poesia sono emozioni, però sembra che ci sia bisogno di un intellettuale critico per dire se un’opera va bene, ma il pubblico non è il critico migliore?

 La poesia nasce dai nostri antenati primitivi per essere cantata e ballata. In Italia per la poesia scritta si deve aspettare dopo il mille, e sembra che il primo poeta sia stato Francesco D’Assisi, il Santo. Ma prima della poesia scritta in Italiano, e nelle altre lingue, c’era stata quella scritta in latino, e prima ancora in greco. Intorno al novecento si abbandonano la metrica e la rima, per scrivere in versi liberi mantendendo una disciplina propria del poeta. Chi scrive ancora con la metrica e la rima lo fa solo per ricordare il glorioso passato. Tutti gli aspetti della vita sono mutati e progrediti con il passare del tempo continuamente, come gli abiti, gli strumenti di lavoro, i mezzi di locomozione, i modi di vivere, e così è avvenuto per la poesia. Se si ripercorre la sua storia varie realtà poetiche si sono succedute, e questo testimonia il fatto che non ci può essere un’unico modo riconosciuto di fare poesia.

La poesia è un’attività creativa del pensiero che produce quell’energia primordiale del bello che la mente umana sviluppa e realizza, avvalendosi dell’estetica e dell’armonia. Le parole escono dall’inconscio in determinate circostanze, stati d’animo o accadimenti e sono un’energia spirituale del prodotto dell’anima. Nasce con lo scopo di raccontare le storie di un popolo dal punto di vista dei valori (onore, gloria, amore, rispetto) e ricordare alle persone fatti, vicende e avvenimenti importanti. La poesia è intrinsecamente musica, e riesce a trasmettere emozioni e stati d’animo in maniera più suggestiva e solenne della prosa. In maniera semplice possiamo dire che gli elementi principali della poesia sono: la divisione di un testo in versi (andare a capo), ritmo (andamento musicale con variazione di intensità), brevità di periodi ben allineati e la ricchezza del significato delle parole usate. L’interpretazione del testo di una poesia è focalizzata non solo sul suo significato ma anche sul modo in cui questo è espresso e organizzato, in altre parole sulla dialettica tra forma e contenuto.

 La rima è un artifizio per dare ritmo alla poesia, come la lunghezza dei versi e la disposizione degli accenti, infatti quando la scrittura e la lettura era usata da pochi si usava la metrica e la rima perchè aiutava a memorizzare, e quindi dobbiamo accettare il verso libero. E poi i suoni ritmici presenti in natura, il tamburellare delle gocce di pioggia, lo scrosciare di un ruscello, il canto degli uccelli, ripresi dagli strumenti a percussioni anche presso le culture primitive non seguono regole precise. La libertà dei poeti del verso libero è solo apparente, in realtà comporta degli schemi segreti ben precisi, ogni poeta sceglie le parole da usare, da un certo ritmo e cadenza alle sue poesie, al punto che molti poeti sono diventati tecnici della parola. E qui si è aperto un nuovo problema, la ricerca della parola per molti è diventata un’ossessione che li porta ad essere troppo sofisticati, e sembra che la bravura maggiore stia nell’accostare frasi e parole, tanto che i sentimenti comunicati e le emozioni non sembrano vere. Cosi facendo si perde la sinfonia della poesia e i suoni diventano sconnessi. Molte volte l’arte in generale è diventata troppo sofisticata e lontana dalla verità e dalla natura. Nel passato alcuni artisti, per essere davvero originali e cominciare da capo, si sono allontanati dalla civiltà e sono andati a visitare popoli più poveri, dove gli artisti e la gente più vicina a quella primitiva ancora non erano stati influenzati dalla troppa cultura e dalle troppe mode. Dove c’è poesia, c’è l’uomo e la natura insieme. Una simbiosi che si esprime in parole libere e sincere per una poesia autentica, emotiva e commovente.

 La poesia di oggi, io cerco di fare questo anche se forse non ci riesco, per me dovrebbe essere una creazione artistica dell’uomo ispirata dai suoi pensieri e dalle emozioni per dire quello che sente e pensa profondamente, senza un pensiero razionale ma in modo denso e penetrante. Una manifestazione del mondo interiore del poeta e il senso delle sue esperienze emotive, psicologiche, fantastiche e memoriali. I temi sono illimitati, poiché ogni esperienza dell’uomo suscita emozioni, sentimenti e riflessioni. Varietà di temi ma anche di forme e soluzioni espressive, una elaborazione del linguaggio sfruttando la possibilità della lingua di dare vita a immagini e figure. Ma il differente ambiente politico e sociale di ogni poeta, il fatto cioè che ognuno vive una realtà diversa, deve determinare significativi cambiamenti di scrittura tra i poeti. La purezza, la semplicità e l’originalità delle origini poetiche, ottenute raggiungendo una stato di grazia, una ricerca della parola non troppo accentuata e l’influenza di più stili poetici, potrebbe riportare le persone a leggere la poesia. Secondo me servano poesie semplicissime che sembrano un incanto, parole ingenue e popolari che toccano il cuore e la realtà della gente comune. La sincerità delle parole può far coinvolgere e commuovere, suscitanto simpatia e adesione come succede quando si parla ai bambini, loro ti ascoltano solo se sei vero. Le persone rimangano estasiate, sedotte e affascinate dalla bellezza di una poesia, se è dolce, soave, pura, vera e commuove. Il giudizio personale e soggettivo delle persone comuni è sicuramente più schietto di quello degli addetti ai lavori. Inoltre penso che per qualsiasi artista ma anche persona nella vita di tutti i giorni, anche per chi copre cariche importanti, è importante ritrovare quel fondo fanciullesco aperto alla meraviglia del mondo, che ancora fa sognare e che un balocco diverte, questo non è sinonimo di immaturità ma di genialità.

 

 

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41 Responses so far.

  1. tiziana curti scrive:

    sono daccordo solo in parte , non credo anzi sono sicura , che chi scrive in metrica (la rima non è indispensanbile) lo faccia per riesumare un glorioso passato ,ma anzi per trovare ritmi aderenti all’oggi. Chi scrive in metrica non necessariamente usa lemmi desueti , anzi dovrebbe trovare le parole più attuali , lametrica serve solo per dare l’armonia ritmica . Anche tu mi pare sei daccordo che nella poesia vera ci deve essere musicalità , che i versi devono avere un andamento che si adegui al pensiero e si accosti alla musica . Per ottenere questi effetti non c’è che la strada della metrica , sia il verso endecasillabo che l’alessandrino(doppi settenari) sono versi musicali che si prestano ad un pensiero composto. Forse l’errore che fanno coloro che non amano la metrica è sopratutto che non la conoscono e la confondono con schemi rimici , ogni poeta si crea il proprio schema rimico , ma i versi perchè ci sia dentro la musica devono per forza avere le tonalità giuste e queste le indica la regola metrica.Inutile tentare di scrivere se non si conosce la grammatica , inutile tentare di suonare se non si conoscono le note e quindi anche per fare poesia è necessario conoscere determinate regole, la poesia non è andare a capo ogni tanto le pause gli spazi hanno un valore e quindi un metro che lo si voglia o no.

    • leo scrive:

      Infatti, io penso che tutte le poesie dovrebbero avere una metrica, ma visto che per convenzione con metrica si intende rientrare in certi canoni ben precisi di ritmo e cadenza, come lo è per lei (parla di verso endecasillabo e alessandrino)…io non parlo di metrica! La metrica di cui parla lei, io non la voglio fare… limita la libertà espressiva, il poeta è incatenato e ingabbiato da terzine, quartine e via di seguito…

      • tiziana curti scrive:

        mi permetta di contraddirla , le terzine e le quartine , le fa se vuole non è indispensabile , vede che si confonde con metrica lo schema rimico. La metrica riguarda solo la successione degli accenti tonici dentro il verso , che per convenzione viene chiamato con nomi diversi a seconda della misura , endecasillabo perchè verso di 11 sillabe , settenario perchè di sette sillabe, lo schema suddiviso in quartine o terzine o altro non è indispensabile al fine della musica interna al verso . Nel novecento ci sono tantissimi esempi di polimetri , versi di diversa misura senza suddivisione in strofe e anche senza rime , sono vere poesie però perchè pur mescolando versi diversi sono tutti versi metrici. La conoscenza della metrica porta libertà non gabbia , se un poeta è capace la usa e la piega secondo i propri gusti forgiando delle composizioni di alto livello.

        • leo scrive:

          allora le riporto cosa scrive Wikipedia:

          La metrica è la struttura letteraria di un componimento poetico, ovvero il senso della poesia che ne determina il ritmo e l’andamento generale: la critica letteraria, analizzando una parte significativa della produzione poetica di una certa cultura stabilisce dei canoni, delle categorie ricorrenti e significative, che classificano la composizione dei versi e delle strofe.

          In greco ed in latino era fondata sulla quantità (brevità o lunghezza) delle sillabe (metrica quantitativa); nelle moderne lingue anglosassoni si basa su rima e alternanza degli accenti (metrica accentuativa); nelle lingue romanze su rime, accenti e numero delle sillabe.

          Sempre con il termine metrica si indica anche quella particolare branca della scienza filologica che si occupa dello studio di queste strutture.

  2. rosalba scrive:

    Hai espresso concetti cristallini e giusti che condivido pienamente.

  3. Francesco Romano scrive:

    Sono pienamente d’accordo con Leonardo. Se per metrica si intende l’uso dell’endecasillabo, settenario, sdrucciolo ecc ecc io sono allora contro. Quelli che tentano di scrivere imbrigliando il proprio pensiero entro regole ferree come sono quelle della metrica italiana, di solito, scrivono delle cose insulse e senza cuore. Per scrivere in metrica non bisogna dolo conoscerla bene, ma ‘possederla’, e possederla a tal punto che deve essere naturale per lo scrittore metterla su carta. Io conosco pochi, molto pochi che la possiedono veramente. Baudelaire, sommo poeta, la possedeva. Si impose di scrivere in metrica pur essendo il capostipite di coloro che avversarono la classicità. Ora, se non si è Baudelaire, spero che i ‘poeti’ contemporanei scrivano dal e con il cuore creando ognuno una propria ‘musicalità’ (metrica) che serva a riconoscerli tra mille, che catturi il cuore dei lettori.

  4. Irene scrive:

    Credo non ci sia una verità assoluta in merito. Personalmente vivo la poesia come la capacità di emozionarsi davanti a quanto è sotto gli occhi di tutti ma viene colto solo dagli animi più sensibili (gli altri sono impegnati in affannose corse contro il tempo…) Non amo gabbie di sorta e scrivo come mi viene. Ad emozionarmi sono le sensazioni che i versi mi trasmettono per questo amo in particolar modo i poeti che affidano al foglio bianco quel che il cuore detta, suggerisce, urla… secondo l’ispirazione del momento. Grazie Leo per l’attenta analisi e gli ottimi spunti di riflessione!

  5. Giovanni Mulé scrive:

    Io sono d’accordo col mio amico, Leonardo Manetti, e lancio una provocazione senza voler offendere nessuno: oggi sono tutti convinti di fare poesia e spesso utilizzando la forma della metrica sono convinti di poter dare una impalcatura estetica di suoni alla stessa, convinti che poi il prodotto sia poesia….per me si sbagliano alla grande, non stiamo suonando una chitarra con le note conosciute dall’umano; la poesia stessa è invasione divina di una fiamma che brucia nel cuore della coscienza di chi fonde il suo sguardo nell’animismo spirituale di se stesso con tutto il Creato, ossia fuso con i tre regni del visibile e con il regno dell’invisibile. Solo chi conosce bene le pulsioni degli archetipi del profondo, può avere una lente d’ingrandimento sulla complessa fenomenologia umana, ma per essere in possesso di ciò abbisogna, aver sofferto, aver amato, aver gustato i fremiti e le necessità a cui spesso ci sottopone il destino e in più essersi calati, con l’anima, nell’umanesimo spirituale di ogni epoca . Talvolta leggo delle poesie dove mi sembra di essere in prima elementare, molti si soffermano sulla metrica delle parole e non comprendono che non vi è metrica per l’anima e spesso rendono la poesia il Pierrot della rima baciata.
    L’individuo stesso è capace di sintetizzare la realtà interna ed esterna tramite la metafora “viva”, giacché egli stesso, nel suo esperire, ne è prodotto.
    «La metafora risulta quindi connessa sotto molteplici prospettive al
    “vedere”, all’immagine sostanziata di emozione, cui bisogna fare appello per comprendere le forme attraverso le quali l’uomo, in quanto corpo percipiente e vissuto, in quanto unità psico-fisica, interpreta il flusso dell’esperienza».

    «Il potere evocatorio delle realtà concretamente e soggettivamente vissute si dispiega nel linguaggio poetico e, soprattutto, nel pensiero giustamente detto simbolico, perché le sue nozioni chiave sono simboli intensamente pervasi dalla presenza, dalla verità e dalle virtù di ciò che esse simboleggiano».
    «Se la creatività richiede un atto di interpretazione e di auto-
    interpretazione, che non solo spinge a fondo la comprensione ma riordina i codici e ne scopre di nuovi, ciò apre la strada ad una ricomposizione delle prospettive dell’euristica e dell’ermeneutica:
    processo di metaforizzazione ed esplode nella “metafora viva”, sintesi di euristica ed ermeneutica, inventio ed interpretatio, mediazione tra pensiero semantico e pensiero simbolico».

    Il poeta si presenta, per la sua sensibilità, come l’osservatore empatico per antonomasia. A tal proposito, Jacques Maritain dà una speciale interpretazione della fonte dell’emozione del poeta:
    «l’emozione, cadendo nelle fonti vive, viene accolta dall’intelligenza vitale, voglio dire dall’intelligenza permeata dalla luce diffusa dell’intelletto illuminante e rivolta virtualmente verso tutte le messi di esperienza e memoria conservate nell’anima, verso tutto l’universo di immagini fluide, di ricordi, associazioni, sentimenti e desideri latenti,
    sotto pressione, nella soggettività, ed ora stimolati. Ed è sufficiente che l’emozione, che dispone o inclina, come ho detto,
    tutta l’anima in un certo determinato modo, sia accolta così
    nella indeterminata vitalità e produttività dello spirito, dove
    è permeata dalla luce dell’intelletto illuminante».

    Secondo Palumbieri «l’artista è come l’ape che sugge anche dalla pianta del dolore il succo dell’amore, perché sa trasformarlo nel nettare della poesia che è sublimazione e balsamo».

    Di certo «occorre che il poeta superi ritrosia e pudore, fulcro della sua
    solitudine, per rendersi e rendere visibili, mediante una archeologia dei significati, frammenti di verità che preludono ad universi di
    senso celati nella gioia, nella sofferenza, nella morte.»

    È la poesia e l’arte in genere ad aprire squarci di visione, contemplazione, conoscenza, inferiore ed esteriore, disponibili e infiniti.

    La poesia è linguaggio, carattere, pensiero, mito, logos(parola ornata di vissuto) che prevale sull’opsis (vista), sullo spettacolo, è verità come espressione dell’universale nelle vicende umane.
    Come tale, potremmo dire, riprendendo la distinzione e il quesito posti
    all’inizio, è, forse, più scienza dell’uomo sottoposto a questa fiamma illuminante, piuttosto che scienza umana ove lettori di poesia o studiosi di grammatica sono convinti di fare poesia.

    Ovviamente, ciò che lascio su questa pagina è solo un mio pensiero, fusione assiologica di fede, sguardo, e vissuto.
    Il poeta, per me, è colui che deve reggere il peso dell’infinito nella sua finitezza, convivere con ombre e luci, e distaccarsi dalle paure, sicurezze, e fossillizzazioni del proprio tempo, lasciarsi penetrare da quella luce di pazzia ed essere strumento ed inventio fantastica di poesia.

    Giovanni Mulé

    • leo scrive:

      sei un grande Giovanni, bellissima riflessione :-)

      • Annamaria Vezio scrive:

        Condivido il pensiero espresso dall’amico Giovanni Mulè che comunque sintetizza e convoglia, in una esperta descrizione, le varie correnti di pensiero sulla Poesia, e con una peculiarietà bellissima: saper usare la metrica senza farne un dogma asfitico, lasciare la libera espressione dell’emozione in musicale alternanza tra mente e intuito ed essere quindi, la Poesia: motore, fine e usufruitore del Pensiero Emozione Espressione. Nulla si toglie alla importante conoscenza della metrica, senza la quale ogni lemma avrebbe caduta accidentale sulla strofa, come nulla si toglie alla rima libera, senza la quale l’emozione resterebbe sterile espressione, e i molti altri punti che potrebbero essere posti in argomentazione. Di rilievo per chi voglia fare poesia, deve essere il rispetto della lingua nonché del sentimento che va ad esprimere, in un amalgama di conoscenza grammaticale e di chiara visione del pathos che vuole dipingere attraverso i termini di cui, se si fa portavoce, deve conoscerne il valore. Il mio parere è che non è poesia la perfetta simmetria di metrica o schema senza pathos, piuttosto sarebbe una gloriosa fusione di parole candidate al Sudoku, per contro, il “trascrivere” la propria emozione, può essere collegata ad una forma diversa di letteratura come la prosa o l’aforisma, ma non poesia. Dice bene anche Tiziana: la rima è ritmo-nota, la nota è matematica… Ma che non se ne facciano aride speculazioni, sappiamo bene che parte destra e sinistra del cervello devono ben fondersi per creare il bello, atrimenti avremmo solo matematica: parte sinistra; creatività: parte destra. E’ solo il mio umile parere, nulla ho da insegnare.
        Annamaria

  6. Claudia Piccini scrive:

    Ciao Leonardo
    ho letto con attenzione quanto da te scritto in maniera egregia qui sopra
    e concordo con te nel dare grande importanza a questa forma espressiva che è la poesia. Io non credo, come dicono molti che la poesia stia sparendo, se mi guardo intorno ho tantissimi amici che pur non fregiandosi scrittori, danno vita a emozioni scritte bellissime…in realtà lo sono davvero poeti, senza accorgersene forse.
    Quel che la poesia ha di magico è che nasce spontanea senza forzature, anzi se la forzi ottieni l’effetto contrario…nasce come un idillio da dentro la nostra anima senza chiederle di venire alla luce…un giorno sei lì disteso su un prato, oppure in autobus e passa un immagine, un profumo e zac…arrivano dei suoni delle sensazioni che messe su carta espandono noi stessi nell’universo…e beato chi sa raccogliere tale musica del cuore…come dici tu regole c’erano si forse in passato…oggi c’è una sola regola l’espressività dell’”io” e la voglia di donare a se stessi e agli altri un’emozione unica…Mi complimento con te per le bellissime poesie che scrivi o come preferisci dire tu “sensazioni speciali” Un abbraccio Claudia Piccini

    • leo scrive:

      grazie claudia, anche delle belle parole sulle sensazioni della poesia. La poesia non sta sparendo però ci sono tante persone che scrivono ma pochissime che leggono poesia :-(

      • tiziana curti scrive:

        questa è l’unica riflessione che mi trova daccordo , prova a chiederti perchè ? se credi veramente che solo l’impulso sia vera poesia come mai non si vende? non è solo colpa delle case editrici il prodotto non vende perchè non pice ,il più delle volte non viene capito e quasi sempre i concetti espressi sono banali .Tutto qui se non c’è nemmeno forma che scriviamo a fare per ambizione? per arroganza ? perchè ? comunque io i miei libri li vendo ( tutti in metrica) e non agli amici e hai conoscenti esasperati dall’autore , come avrai visto non pubblico mai nè le recensioni nè le copertine nè le poesie salvo rari e sporadici casi , li vendo perchè la gente li legge e magari li compra perchè trovano armonia e commozione nelle parole che uso e nella forma che adopro per comporre , a dimenticavo non uso quasi mai terzine o quartine , cerco nuove forme e nuovi schemi sempre usando la metrica e a quanto pare piace .

  7. Roberta scrive:

    Ho letto attentamente le tue riflessioni su cosa significhi fare poesia oggi, e concordo pienamente con te Leonardo! Le poesie devono suscitare profondi sentimenti in chi le legge, e ciò a parer mio è quasi impossibile se si ingabbiano le emozioni con artifizi, paroloni. Dove sta più la musicalità e la vera e più pura essenza della poesia? Mi sembra che oggi poi si scrivano delle banalità con il solo scopo di apparire interessanti agli occhi del lettore. Una volta lessi una poesia che parlava di “occhi liquidi”. Certi poi scrivono con sempre accanto il vocabolario e il dizionario dei sinonimi e dei contrari per ostentare la loro cultura, e dietro si nasconde povertà di spirito e d’immaginazione.

  8. Annamaria Vezio scrive:

    Liriche stolte e stolti poeti ed. 2013

    Son liriche stolte

    se all’amor inneggia

    ogni strofa

    e l’amor nel sangue

    invece dorme

    È poesia artefatta

    se alla metrica esatta

    costringe il pensiero

    e di badar al flusso

    non s’ importa

    E se il flusso è diga

    da esperta man foggiata

    come può un fiume

    cader nel suo canto?

    Amici miei vi dico:

    se proprio per rima

    il vostro dir volete

    non ite pe’ campi

    che di profumo inebria

    il cor e la mente

    Dell’anima blandita

    lasciate sia il poeta

    quello vero

    povero e sapiente

    a cantar del cor

    i turbamenti.

  9. silvia scrive:

    Sono estremamente d accordo, sul fatto che la critica migliore è la gente, e credo si, che la poesia, necessita di un minimo di metrica e sonorità, adeguata, ma se devo pensare che la Poesia, debba essere una cosa “calcolata” “studiata a tavolino” allora no, questo concetto non mi piace, per questo penso che , la vera poesia è un linguaggio innato dell anima stessa, che da sola sa cantare le emozioni, cosi, di getto….credo in più che, lo studio, la cultura, diano una mano ad avere dimestichezza con i termini, ad avere a disposizione un più vasto repertorio di parole, ma è anche vero che la poesia, è un pò come la musica…a volte viene bellissima con solo tre accordi, e cosi la poesia, pur se semplice, può travolgere lo stesso chi la legge.
    Detto questo sono pienamente d accordo con te che , la poesia è uno stato di grazia dell anima, quando diventa troppo artefatta, è già una manipolazione del linguaggio, perde quindi, di autenticità e sincerità…e spesso si “sente”.

  10. silvia scrive:

    Giovanni Mulè…. il tuo commento è un sinfonia di verità :-)

    • Giovanni Mulé scrive:

      Annamaria, la lirica che hai lasciato su questa pagina, dà il senso pieno di chi è il poeta. La sensibilità è il focolare delle emozioni che bruciano nel cuore di chi ne possiede in abbondanza, soprattutto del poeta, che non s’improvvisa ma sa che lui (lei) è. Spesso si danna quando non porta alla luce le proprie ombre ma quando riesce a trovare quel ponte d’arcobaleno dentro sé, evita l’autodistruzione, si fonde con l’intero cosmo e partecipa all’incanto di quella invasione illuminante che ruba le stelle al cielo per accendere, attraverso le parole, tanti cuori dormienti dando respiro a quel flusso spirituale che si chiama …. Umanità.

  11. Annamaria Dulcinea Pecoraro scrive:

    Per essere Poeta non c’è bisogno di lauree o diplomi.Trovare,dentro di sè le capacità e la forza espressiva di materializzare quello che sente e vede intorno, questo si, è più difficile e non da tutti.
    Spesso,c’è chi è più motivato e si spinge oltre, tentando di compiere, in pochi versi un volo ad alta quota.
    Donare quello che siamo, per come possiamo, è atto di estremo coraggio e di abbattimento di muri o maschere.
    Scatenare emozioni nasce da un verso libero, endecasillabo o non. La metrica è ritmo incalzante, che non è incatenante.

    Il Poeta è come cercatore d’oro, che scopre e libera frammenti positivi e negativi.
    Le trame che trattano di speranza, abbandono, voglia, amore. La poesia è armonia che forma musica, che cura ed allevia l’animo e dà,seminando,
    aurea di luce.

    Il poeta diventa la voce che testimonia il malessere, la melanconia, la volontà di scoprire in tutte le brutture, il sorriso dei gesti e d’ascoltare umilmente, quei battiti ritmati del cuore.
    Parla di gente, di guerra, di amore, nel tentativo di prendere parte in un tutto, senza giudicare, ma scagliando frecce precise, in chi si accosta alla lettura.

    La credibilità di chi scrive, è data da come si pone ascolto, radicando la propria essenza nella ricerca di un verso personale, che possa suscitare attenzione.
    Questa è la vera arte nel divenire: un arricchimento costante di frammenti d’esistenza, sparsi e cosparsi di profumi, di storie, di colori, che solo il battito di una penna, può far volare alto, come il fragile e (paradossale) forte, volo di una farfalla.

  12. Antonello Pellegrino scrive:

    Credo che la poesia sia l’espressione più pura della nostra interiorità, sintetizza in poche parole ciò che siamo e come affrontiamo la più stravolgente avventura che ci sia mai stata concessa: la Vita.
    Ognuno di noi è un “poeta”, lo diventa quando socchiude gli occhi e lascia i pensieri liberi di volare, di vagare, di cogliere i profumi, gli odori e le immagini che la nostra mente percepisce.
    Le parole, quando provengono dal nostro cuore, sono come le note dipinte su uno spartito, sono musica per chi le ascolta e, per questo, raggiungono il cuore e rapiscono la mente. Sta a noi costruirne l’armonia.

  13. Riflessione preziosa e chiara, e leggibile in pochi minuti altra virtù, un parere abbastanza unanime che però val la pena aver scritto e condiviso nero su bianco: Sarà di riferimento anche per me. :-)
    La musicalità al di là di rime si può mantenere, restando utile ed evidente, e forse emergendo di più proprio nella diversità.
    Interessante pure che vi siano nella comunicazione/arte in generale delle linee indicative e dei fatti anche per il poeta più libero e ribelle, perché siano conoscenze gestibili come poi si voglia.

  14. Aglaia Bianca scrive:

    Interessanti i contenuti dell’articolo che affronta un tema oggi abbastanza sentito e dibattuto in merito al quale concordo con le affermazioni e i convincimenti dell’autore.
    La poesia nasce da un insopprimibile bisogno dell’anima e della mente di universalizzare le esperienze individuali e renderle patrimonio di tutti perché è il vivere stesso che acquista senso nella condivisione e nella comunicazione.Tutti  i sentimenti e gli accadimenti umani, filtrati dalla sensibilità del poeta  e affidati alla parola chiarificatrice travalicano le barriere della precarietà e del  presente per diventare per sempre espressione o,meglio,forma ed essenza del nostro essere uomini.
    A tal fine non conta l ‘ossequio o meno alle regole codificate nel tempo ad uso dei poeti ( leggi metrica  e stilistica) perché il poeta trova  dentro di sé i mezzi per dare espressione a quella sorta di illuminazione che gli fa cogliere della realtà aspetti e angolazioni che sfuggono ai più,il che quasi sempre avviene attraverso una ricerca laboriosa e tormentata, non essendo scontato un approdo immediato alla parola perfettamente calzante rispetto al dettato interiore.Il rifiuto delle norme metriche tradizionali,peraltro, non significa consacrazione dello spontaneismo e presa di distanza dal nostro patrimonio letterario che deve necessariamente costituire il sostrato indispensabile ,l’humus fertile da cui prende vita ,senza vincoli  di sorta e in piena libertà, il canto poetico,sempre nuovo,sempre irripetibile,sempre consolatorio.

  15. mattia serra scrive:

    la poesia deve seguire i tempi..ma soprattutto le emozioni che partono dal cuore stesso dell’artista..e che necessitano di essere poi estratte e scritte con il sentimento ..sicuramente già musicale.. :) ciao a tutti :)

  16. Mattia scrive:

    Personalmente ritengo endecasillabo, martelliano, novenario, eccetera, una scelta formale tesa ad esprimere il concetto e l’anelito che il poeta sente o ritiene di dovere esprimere in quel momento. Inoltre ritengo che oggi la Poesia forse necessiti di un’impalcatura tradizionale, poiché l’arte, ahimè, non è mai solo arte, ma espressione di una certa cultura, di un certo tempo: È l’espressione fanciulla di spiriti fini, che comunque non trascendono il presente, bensì ci vivono. Di qui il loro diviene, gioco-forza, una scelta sociale, storica che possiede in sé una forza politica, che certamente non ha da subiettare l’espressione artistica -Balzac, grande conservatore, è uno scrittore coi controcazzi comunque!-. Per questo motivo, ad esempio, ritengo l’utilizzo della metrica tradizionale il solco di chi vuole innovare stando fedele alla terra, senza spiccare voli che riducano la Poesia a un mero “sberleffo”, a un gioco di estetica. In ogni caso io quando scrivo uso sia metrica tradizionale che “spezzatura” di questa, componendo in più versi un solo metro, ad esempio un novenario dattilico. Per finire scrivo due cosa: la poesia non è mera pulsione: Si trae l’ispirazione dalla follia ma viene poi riordinata e resa più simile possibile a ciò che si vuole esprimere in modo preciso: la poesia è atto artigianale, a mio dire, il poeta è artigiano della lettera. In secondo luogo la Poesia, ahimè, non è più e non può più mirare al Bello, in quanto oggi, lo vediamo, la nostra società ne contiene ben poco, ed è quasi sempre falso o sconfitto. Scrivere la Bellezza il modo Bello è oggi un’illusioni artificiale, per me perlomeno. E perciò credo che oggi, 2016, la Poesia non sia più ricerca del Bello ma piuttosto lente per amplificare la critica alla contemporaneità.

  17. Mattia scrive:

    Poesia e filosofia oggi ritengo devano andare a braccetto.

  18. giuseppe scrive:

    Quando di POESIA si tratta, questa scaturisce a prescindere dalla forma e/o dalla lingua usate.
    Definire insulse alcune poesie, soltanto perché scritte in rima, mi sembra esagerato, così come mi sembra esagerato definire poesia, un incolonnamento di versi che, se in metrica suonano soltanto; se scritti in versi liberi sono solo incolonnamento di parole.
    secondo me, più che puntare il dito su questa o sull’altra forma di poesia, si debba prendere in considerazione chi scrive.
    Forse, se quei versi scritti in rima suonano soltanto, ma scarseggiano di contenuto, o se quei versi liberi danno una parvenza di grande cultura, ma non trasmettono nessuna emozione, allora credo che la colpa non sia affatto della poesia, ma di chi la scrive.
    Troppi “poeti” e pochissima poesia, questa credo sia l’amara realtà.
    Credo inoltre che chiunque si definisca poeta, debba conoscere la poesia in tutte le sue forme,per poi scegliere quella più idonea al proprio modo di sentirla e di metterla su carta.E solo dopo, forse, può parlare di innovazione o rinnovamento…
    Anche Picasso, prima di inventare il Cubismo, passò dal realismo; conosceva benissimo le tecniche di base della pittura.
    Ecco, forse oggi ci sono troppi “picasso” improvvisati, che credono di innovare o rinnovare la poesia, ma senza conoscerla fino in fondo.
    Smettiamola con questi pregiudizi sulla forma della poesia!
    Se è POESIA lo è a prescindere!
    E’ chi cerca di farla che a volte (spesso) non è poeta!

    Cordialmente

    Giuseppe Gerbino

  19. Giuseppe scrive:

    Intanto faccio i complimenti al padrone di casa per questa “riflessione”, poi, dopo aver letto i vari commenti, vorrei dire la mia…
    Smettiamola di puntare il dito contro le forme di poesia!
    Quando è POESIA, questa, viene fuori a prescindere se la si fa in metrica o in versi liberi o in versi sciolti.
    Qualcuno addirittura ha definito insulsa la poesia in rima; beh, starei attento prima di fare certe affermazioni.
    Vero è che la poesia per esistere non ha bisogno della metrica e della rima, ma è pur vero che, c’è una netta differenza tra un poeta rimatore e un semplice verseggiatore.
    Esistono bellissime poesie in rima, così come ci sono semplici versi che suonano soltanto, ma scarse nel contenuto.
    Ma ci sono anche bellissime poesie in versi liberi, così come ci sono semplici parole incolonnate, ma senza sentimento alcuno.
    Allora credo che prima di puntare il dito e vomitare accuse contro questa o quell’altra forma di poesia, bisognerebbe valutare chi l’ha scritta!
    Troppi poeti, ma pochissima poesia!
    Questa è la verità!
    Oggi, alcuni, credono di fare poesia solo perché incolonnano parolone colte o barocche.
    Altri credono che basti conoscere la metrica e far suonare i versi.
    Io credo che uno che vuole arrogarsi l’appellativo di poeta, debba conoscere la poesia in tutte le sue forme; deve saperne parlare almeno, per poi scegliere la forma più consona al proprio modo di sentirla… Naturalmente deve avere innata questa dote, altrimenti resta un semplice conoscitore di poesia e mai un poeta.
    Il poeta rimatore non è mai ingabbiato, il verseggiatore lo è!
    Oggi, ci sono troppi “picasso del verso” che credono di fare poesia innovativa solo perché si discostano dalla forma tradizionale, però, non sanno nulla della poesia e della sua storia. Come fai a definire insulsa e desueta una ottava o un sonetto, quando non sai nemmeno cosa siano?!
    Dimostri solo di non avere letto.
    Anche Picasso prima di inventare il cubismo passo per il realismo e conosceva le tecniche classiche di pittura.
    Dobbiamo riconoscere che non basta scrivere in una forma “innovativa” per innovare o rinnovare la poesia.
    Non sono d’accordo neanche sul fatto che uno scritto basta che emozioni per essere definito poesia.
    Insomma, chi non si emozionerebbe leggendo dei versi scritti da un bambino alla sua mamma?
    Ma la si può definire poesia?
    Poi non capisco perché uno che strimpella la chitarra è consapevole di non essere un musicista, così come uno che imbratta tele sa di non essere un pittore, ma appena qualcuno si mette una penna in mano e decide di buttare giù qualche verso, guai a chi gli dice che magari non sono proprio il massimo, perché si arrabbia e non accetta il fatto che non tutti possono essere poeti!
    Ah già, quelli sono i suoi sentimenti! E guai a giudicarli!
    Sì, sognori miei, ne sono convinto:
    Ci sono troppi “poeti” e poca poesia.

    Cordialmente

    Peppe

  20. Igor scrive:

    La penso esattamente come lei, e cerco di fare anche io con umiltà e semplicità “poesie”; ispirate, dettate dal cuore e dall’anima delle persone che lasciano un segno nel mio cammino di vita…

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